Nel Web 2.0 abbiamo scambiato la paternità con la visibilità. Abbiamo nutrito algoritmi altissimi con la nostra urgenza di esistere, accettando che il valore venisse misurato in sguardi di passaggio. Un Mi Piace era una frazione di secondo rubata al flusso.
Il Web 3.0 sposta il baricentro dell'autenticità. La blockchain non è tecnologia, ma memoria crittografica: un modo per dire questo è esistito, questo è mio, questo è qui.
La fine del contenitore. L'arte si sgancia dalla piattaforma. Non serve più un muro altrui per appendere il proprio specchio.
L’opera come nodo. L’immagine o la parola non sono più file duplicabili all'infinito senza traccia. Diventano oggetti digitali unici. Hanno un peso. Hanno una provenienza.
Il ritorno al centro. Creare non significa più produrre contenuti per intrattenere un pubblico distratto. Significa lanciare un segnale nel buio per trovare i propri simili.
Non siamo più ospiti in affitto nei server dei giganti del tech. Siamo i proprietari dei nostri spazi bianchi.